L'affidamento condiviso

Sono separato da mia moglie, abbiamo un bambino. Il Tribunale ha previsto l’affidamento condiviso. Non ho ancora capito che cosa significhi.

L’affidamento condiviso è stato introdotto da una legge approvata – dopo un lungo dibattito – nel 2006. Il giudice, pronunciando la separazione, affida i figli ad entrambi i genitori; l’affidamento esclusivo è oggi riservato ai soli casi in cui un genitore è gravemente inadeguato. Con l’affidamento condiviso, entrambi i genitori hanno pari dignità e pari diritti nelle scelte relative ai figli, alla crescita e all’educazione.

Ma io vedo mio figlio a fine settimana alternati e un pomeriggio durante la settimana; mia moglie mi ostacola in ogni modo.

L’affidamento condiviso non è un affidamento alternato. Il giudice quindi individua comunque il genitore con cui il figlio vivrà prevalentemente e non divide il tempo che trascorrerà con ciascun genitore a metà. Peraltro sono abbastanza diffuse regole più ampie di quelle previste nel suo caso: il fine settimana può estendersi dal venerdì sera al lunedì mattina e si aggiunge almeno una sera e la notte seguente durante la settimana, oltre naturalmente alla metà delle vacanze. Si possono poi prevedere altri momenti significativi: il genitore che non vive con i figli può, ad esempio, chiedere di accompagnarli a scuola tutte le mattine.

Perché non si prevede invece che i figli passino metà tempo con l’uno e metà tempo con l’altro genitore? Mi sembrerebbe più giusto.

Molti ritengono – e io sono d’accordo – che, almeno in generale, un bambino debba avere una casa come riferimento prevalente. Peraltro, se vi è una buona armonia fra i genitori, se questi sono in grado, nonostante la separazione, di collaborare e di modificare le loro scelte alla luce di ciò che il bambino mostra di gradire e di sopportare, allora anche l’affidamento alternato può essere una soluzione eccellente. Ma, in questi casi, non servono né la legge, né i tribunali: basta il buon senso dei genitori. Se invece vi è un aspro conflitto fra i genitori separati, la previsione di un affidamento alternato può diventare un inferno, soprattutto per il bambino.

Con mia moglie non riusciamo a metterci d’accordo su nulla. Il bambino sta quasi sempre con lei e per questo, alla fine, è sempre lei che decide. 

Forse dovreste farvi aiutare da un mediatore familiare. Sono professionisti abituati a ricucire i rapporti lacerati dal conflitto, a fare ritrovare la strada del dialogo.

Sarebbe inutile. È impossibile dialogare con una persona che mi fa dispetti continui tutti i giorni.

Talvolta succede. Ricordo un signore che aveva organizzato una festa di compleanno per suo figlio. Aveva invitato tutti i suoi compagni di classe, aveva comprato i dolci e le bibite, aveva riempito la casa di palloncini colorati. La sera prima della festa ha però ricevuto un messaggio dalla madre: il bambino ha il raffreddore, non può venire. Ed era sempre così, ogni volta che il padre organizzava qualche cosa di speciale.

Quale tutela è prevista dalla legge per reagire a questi comportamenti?

In teoria uno strumento è stato introdotto proprio dalla legge sull’affidamento condiviso. Il tribunale può infatti pronunciare sanzioni anche gravi nei confronti di un genitore che ostacola i rapporti fra l’altro e il bambino. Ma è una norma che viene  utilizzata poco, troppo poco.

Perché? Mi sembra una norma giusta.

Perché il legislatore non ha individuato una struttura specializzata incaricata di gestire i casi di conflitto fra i genitori. Il genitore che subisce un sopruso deve avere la possibilità di ottenere subito un aiuto, possibilmente senza dover affrontare rilevanti spese legali. La nostra legge prevede invece che il genitore che vuole ottenere un provvedimento o una sanzione nei confronti dell’altro, debba rivolgersi al tribunale ordinario. Il tribunale generalmente impiega mesi solo per fissare la prima udienza e, dopo tanto tempo, non ha i mezzi per capire chi ha torto e chi ha ragione e si limita ad invitare entrambi i genitori a non litigare, senza assumere alcun provvedimento concreto. Dovrebbe invece esserci un giudice specializzato, incaricato della soluzione dei problemi che, anche quotidianamente, si pongono nell’esecuzione dei provvedimenti relativi ai figli, e contemporaneamente, competente a sanzionare chi viola le regole. Questo giudice dovrebbe lavorare potendo contare sull’ausilio di una struttura composta da psicologi e assistenti sociali. Ma nel nostro sistema giuridico non c’è nulla di tutto ciò.