La casa coniugale

Mi sto separando da mia moglie. Ho da poco acquistato la casa dove viviamo, investendo i risparmi di vent’anni di lavoro e facendo un mutuo. Mi hanno detto che sarò io a dover andare a vivere da un’altra parte. E vero?

La legge dice che il giudice decide sull’assegnazione della casa coniugale tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti.

Che cosa significa?

Per decidere quale coniuge rimarrà nella casa coniugale si parte dalla considerazione per cui i figli non devono subire il trauma di cambiare casa dopo la separazione dei genitori. Quindi la casa coniugale viene generalmente assegnata al coniuge con cui i figli prevalentemente vivranno dopo la separazione; l’altro genitore deve trasferirsi altrove.

Noi abbiamo due bambini e siamo d’accordo che continuino a vivere con la madre, ma la casa è mia. Sono i miei risparmi!

Il provvedimento di assegnazione non incide sulla proprietà. L’abitazione continuerà a rimanere sua anche se, probabilmente, il giudice le ordinerà di lasciarla. L’assegnazione della casa è strettamente legata alla presenza dei figli: quando saranno grandi e andranno a vivere da soli, sua moglie dovrà restituirle l’immobile. Questo fra l’altro significa che, se i coniugi non hanno figli o hanno figli ormai grandi, il giudice non può assegnare la casa a chi non ne è proprietario.

E i mobili, gli arredi?

L’assegnazione della casa comprende gli arredi in essa contenuti. Lei potrà quindi portare con sé i beni di sua proprietà che non costituiscono arredo, ma i mobili e i soprammobili devono essere lasciati dove sono nell’interesse dei figli, salvi ovviamente diversi accordi fra i genitori.

E il mutuo? Chi dovrà pagare le rate?

Se il mutuo è intestato a lei, sarà lei a dover far fronte al debito verso la banca, anche se il giudice terrà certamente conto di questo onere nel determinare la misura del suo contributo al mantenimento dei bambini.

E le spese condominiali?

Generalmente nell’accordo che è alla base della separazione consensuale o nel provvedimento del giudice – se la separazione è giudiziale – è indicato chi deve pagare le spese condominiali. La regola generale comunque è quella per cui le spese ordinarie sono pagate dal coniuge che vive nell’immobile; le spese straordinarie sono invece pagate dal proprietario.

Comunque i conti non tornano. Io faccio l’autista e guadagno 2.000 euro al mese, compresi gli straordinari. La rata del mutuo è di 700 euro al mese. Mia moglie pretende almeno 300 euro al mese per il mantenimento dei bambini…

Effettivamente non penso che lei potrebbe, con i 1.000 euro che le resterebbero, trovare un’altra casa con una stanza per i bambini e avere denari a sufficienza per arrivare alla fine del mese. Dovrebbe convincere sua moglie a rinunciare all’assegno mensile di 300 euro al mese: lei già contribuisce al mantenimento dei suoi figli mettendo a loro disposizione la casa e pagando le rate del mutuo.

Ma mi hanno detto che 150 Euro al mese per il mantenimento di ogni bambino è il minimo che il giudice può prevedere.

Non esistono minimi e non esistono tabelle anche se è vero che non sempre il valore economico dell’assegnazione della casa coniugale viene tenuto in adeguata considerazione. Purtroppo spesso i conti davvero non tornano perché, dal punto di vista di sua moglie, i 300 euro al mese che le chiede servono per fare la spesa, per pagare le utenze domestiche, per i vestiti dei bambini, per il condominio… La verità è che la separazione ha talora effetti economici disastrosi: spinge verso la povertà famiglie che prima vivevano bene. Spesso a pagare il prezzo più alto sono proprio i padri separati. Basti pensare che si stanno diffondendo dormitori per persone separate dove alloggiano coloro che non possono più permettersi una casa. La norma sulla casa familiare dovrebbe essere applicata con maggiore flessibilità, mentre nella prassi dei nostri tribunali è quasi automatico che venga assegnata al coniuge con cui vivono i figli. Può invece  essere opportuno venderla, estinguere il mutuo e prendere in locazione due case più piccole. Per i bambini è triste, ma è più triste ancora vedere che il papà non riesce a trovare una casa decente.