Le conseguenze del tradimento

Mio marito ha una relazione con un'altra donna. Ci stiamo separando. Mi ha rovinato la vita. Posso almeno farlo pagare per questo?

Comprendo il suo dolore, ma mi permetto di suggerirle di non agire sotto la spinta dell’emozione e di un comprensibile rancore. Rischia altrimenti di passare i prossimi anni della sua vita impegnata in una causa faticosa e forse inconcludente. 

I soldi sono l'unica cosa che gli sta a cuore! Solo colpendolo nel portafoglio gli farò capire il male che mi ha fatto.

Può essere. La nostra legge prevede che, se suo marito ha violato il dovere di fedeltà, lei possa ottenere una pronuncia di addebito della separazione nei suoi confronti. Tuttavia gli effetti patrimoniali della separazione non costituiscono un indennizzo per i torti subiti da un coniuge: lei ha diritto a ricevere un assegno mensile di mantenimento da suo marito solo se non ha un reddito adeguato a mantenere il tenore di vita matrimoniale.

Non sono sicura di aver capito. Che cosa è l'addebito?

Con la pronuncia di addebito, il tribunale accerta che la separazione è avvenuta per colpa di un coniuge. Il giudice, prima di pronunciare l’addebito, deve verificare che la separazione sia la conseguenza della violazione da parte di un coniuge dei doveri che derivano dal matrimonio.

Sembra proprio il mio caso. Chiederò la pronuncia di addebito della separazione in capo a mio marito!

Tenga però presente che la pronuncia di addebito non avrà, nel suo caso, alcun effetto sul piano dei rapporti economici. In altri termini, lei non avrà diritto ad un assegno di mantenimento più alto per il fatto che suo marito l’ha tradita. La pronuncia di addebito è rilevante dal punto di vista economico solo nel caso in cui sia il coniuge più debole, e quindi quello che chiede un assegno di mantenimento, ad aver violato l’obbligo di fedeltà: il coniuge a cui viene addebitata la separazione perde infatti il diritto all’assegno mensile. La legge è dunque piuttosto iniqua perché il coniuge economicamente più forte può violare l’obbligo di fedeltà sapendo che non vi saranno conseguenze economiche a suo carico; la parte più debole deve invece prestare molta più attenzione ai propri comportamenti poiché questi possono avere ripercussioni assai rilevanti sui rapporti patrimoniali fra i coniugi dopo la separazione.

Ma non è possibile! Mio marito dovrà pure pagare per il danno che mi ha procurato.

Da qualche anno, la Cassazione ha ammesso che la violazione dei doveri che derivano dal matrimonio possa dar luogo ad un risarcimento del danno morale patito dalla vittima del torto. Se lei intende davvero percorrere questa strada, non dovrà limitarsi a chiedere la pronuncia della separazione con addebito a suo marito, ma dovrà proporre un’autonoma domanda di risarcimento del danno. Fino a qualche anno fa, nel lessico giuridico, si parlava di danno esistenziale. Poi l'espressione è passata di moda, ma rendeva molto bene l'idea: il coniuge tradito può chiedere il risarcimento del danno se il comportamento dell’altro gli ha rovinato l'esistenza. La giurisprudenza però è molto rigorosa nel valutare i presupposti per liquidare a favore del coniuge tradito un risarcimento.

In che senso è rigorosa? Non basta la prova del tradimento?

No. Per ottenere il risarcimento del danno morale, occorre la prova del fatto che il tradimento è stato consumato con modalità tali da ledere la dignità del coniuge. Ricordo il caso di un signore che aveva un’amante ed ogni giorno si scambiava con lei messaggi su Facebook nei quali denigrava la moglie giungendo ad ironizzare sui suoi  difetti fisici, confrontandoli con le grazie della signora assai più giovane di cui si era invaghito. Poi però si era stancato, deludendo le speranze dell'amante, la quale, mossa da rara perfidia, non aveva trovato nulla di meglio da fare che inviare alla moglie una copia di tutta questa corrispondenza. Il marito è stato condannato a risarcire il danno morale patito dalla moglie pagando una somma significativa.

Mio marito non è arrivato a tanto, ma mi ha ingannata. Si è inventato per sei mesi viaggi di lavoro inesistenti. Invece andava a divertirsi con una sua collega mentre io stavo a casa a badare ai nostri figli.

Questo comportamento è probabilmente sufficiente per giustificare una pronuncia di addebito della separazione a suo marito, ma non per ottenere una condanna a risarcire il danno morale conseguente al tradimento.