Voglio separarmi. Che succede ora?

Io e mio marito da anni non andiamo d'accordo. Vorrei separarmi ma abbiamo un figlio piccolo.

Effettivamente per un bambino piccolo la separazione dei genitori può essere un trauma importante. Per questa ragione molte coppie che non vanno d’accordo aspettano a separarsi fino a che i figli  diventano grandi. Se però la vita quotidiana è un inferno di liti continue di cui anche i figli sono testimoni, il loro stesso interesse dovrebbe suggerire di porre fine alla convivenza.

Noi da tempo siamo separati in casa. Ora però ho una relazione con un mio collega e penso che non possiamo andare avanti così. Avrei quindi deciso di separarmi, ma…

La spaventa avere a che fare con giudici ed avvocati e teme di modificare la situazione attuale che, comunque, si trascina da anni in una sorta di tolleranza reciproca.

Che cosa succederebbe nel momento in cui prendessi la decisione di chiedere la separazione?

Lei dovrà rivolgersi ad un avvocato il quale scriverà una lettera a suo marito per informarlo della sua decisione. Le consiglio, comunque, di parlarne prima con lui, dicendogli che non vede alternative alla separazione.

Ma mio marito mi ha già detto che non vuole separarsi e penso che non risponderà mai alla lettera che il mio avvocato gli invierà.

Molti in un primo tempo reagiscono così, ma poi si comportano in modo ragionevole e accettano di affrontare i problemi.

Lei non conosce mio marito! Se davvero non rispondesse alla lettera facendo finta di niente?

In questo caso a lei non rimarrebbe altra scelta che depositare in tribunale un ricorso per separazione giudiziale. Il giudice fisserà un’udienza a cui suo marito dovrà partecipare con un avvocato. Se lui si rifiutasse di comparire (ma non succede quasi mai) il processo andrebbe avanti senza di lui.

E se invece mio marito rispondesse?

Se suo marito accettasse di affrontare il problema senza costringerla ad una causa, tutto sarebbe molto più facile e meno costoso per tutti voi. Potrebbe discutere le condizioni della separazione, personalmente o nominando a sua volta un avvocato. Comincerà allora una trattativa sulla migliore soluzione dei problemi che si pongono in conseguenza della separazione: l'organizzazione della vita di vostro figlio, la casa coniugale, l'assegno di mantenimento, la divisione del vostro patrimonio. Se si troverà un accordo, si potrà presentare un ricorso per separazione consensuale: in tribunale andrete solo una volta. Se invece l'accordo non sarà trovato, sarà necessario affrontare una separazione giudiziale. Deciderà in questo caso il giudice.

Quanto tempo passerà prima di arrivare ad una soluzione?

Dipende. In caso di separazione consensuale, i tempi sono rapidi. Dal momento in cui viene raggiunto un accordo, è necessario attendere due o tre mesi perché il tribunale fissi l'udienza. Dopo circa un altro mese il tribunale pronuncia il decreto che contiene l'omologazione (cioè l'approvazione) dell'accordo sottoscritto dai coniugi. Se invece l'accordo non viene raggiunto, i tempi della separazione giudiziale sono molto più lunghi. Da quando viene presentato il ricorso, passano almeno tre mesi prima che sia fissata la prima udienza. Dopo tale udienza, il giudice pronuncia i provvedimenti provvisori, cioè definisce le regole destinate a disciplinare la vita della famiglia durante il giudizio di separazione. Il processo può durare anni.

È proprio questo che mi spaventa. Non riesco neppure a immaginare che cosa potrebbe significare vivere con mio marito dopo avergli detto che ho deciso di separarmi. La vita in casa sarebbe impossibile!

Tenga però conto che, nella maggior parte dei casi, un accordo viene raggiunto. Comunque la convivenza generalmente cessa poco dopo la prima udienza, poiché il giudice assegna la casa coniugale ad uno dei coniugi ed ordina all'altro di lasciarla entro un tempo molto breve. Certamente però lei deve mettere in conto che, fra il momento in cui lei comunicherà a suo marito la sua decisione di separarsi e il momento in cui la convivenza effettivamente finirà, potranno passare molti mesi. Sarà un periodo difficile. Con un minimo di ottimismo possiamo però anche immaginare che ci sia da parte di tutti la volontà di collaborare per trovare una soluzione consensuale dei vostri problemi. In questo caso le cose saranno molto più facili per voi e, soprattutto, per vostro figlio.