Posso trasferirmi con mio figlio?

Sono separata da mio marito. Abbiamo un bambino di otto anni che vive con me. Vorrei trasferirmi da Milano a Roma portando con me il bambino. Posso farlo?

La decisione di cambiare il luogo di residenza di un figlio minorenne deve essere presa sulla base dell'accodo di entrambi i genitori. Lei quindi non può decidere da sola. Le sconsiglio di trasferirsi senza il consenso di suo marito perché il tribunale considererebbe ciò come una grave violazione dei suoi doveri.

Ma mio marito non darà mai il suo consenso! D'altra parte la vita è mia:  lui non può pensare di decidere dove io devo vivere.

È vero, ma lui ha diritto di continuare ad avere con vostro figlio un rapporto intenso, di frequentarlo senza gli ostacoli che la distanza inevitabilmente farebbe sorgere. Volendo guardare il problema dal punto di vista di suo marito, lei non può, con una sua decisione unilaterale, privare il padre del rapporto quotidiano con suo figlio. D'altra parte, anche per vostro figlio immagino che il trasferimento possa essere traumatico.

Si, ma io devo trasferirmi a Roma perché mi hanno offerto una promozione. Se rifiutassi rischierei invece di perdere il lavoro perché il mio ufficio a Milano probabilmente verrà chiuso.  Che  cosa devo fare?

In questo caso lei si deve rivolgere al tribunale chiedendo la modifica delle condizioni della separazione e l'autorizzazione a trasferire la residenza del bambino. Se il padre, come lei prevede, negasse il suo consenso, il tribunale deciderà valutando quale soluzione meglio risponde all'interesse di vostro figlio.

Un'altra causa? Abbiamo appena finito il giudizio di separazione!

Si tratta di una causa che dovrebbe avere tempi più rapidi di quella che avete appena concluso: non più di qualche udienza.  Ciononostante, considerando soprattutto i tempi di attesa per avere la prima udienza, nella maggior parte dei tribunali italiani sono comunque necessari molti mesi per avere una decisione. Questo è un aspetto che deve essere tenuto in attenta considerazione quando si programma un trasferimento, soprattutto se si devono rispettare le esigenze scolastiche di un bambino, che non può certamente essere trasferito mentre l’anno scolastico è in corso. 

Come si svolge il giudizio?

Durante la prima udienza,  il tribunale ascolta la posizione di entrambi i genitori, anche per tentare una soluzione consensuale del problema. Successivamente può essere incaricato un consulente tecnico, cioè uno psicologo che, dopo alcuni incontri con i genitori e con il bambino, scrive una relazione indicando la soluzione che a suo avviso meglio risponde all'interesse del minore. Il tribunale solitamente recepisce le indicazioni del consulente tecnico.

Alla fine potranno obbligarmi a rimanere qui e a rinunciare al mio lavoro? Il padre versa solo 500 euro al mese come contributo al mantenimento del bambino; senza il mio stipendio nostro figlio non vivrebbe…

Certamente si terrà conto della serietà delle motivazioni che la spingono al trasferimento: il progetto di far cambiare città ad un bambino per una oggettiva esigenza lavorativa viene visto con molto maggior favore rispetto ad un trasferimento voluto per altri motivi, soprattutto se il lavoro di cui si tratta è essenziale per soddisfare i bisogni del figlio. Se lei si volesse spostare per altri motivi, ad esempio per riavvicinarsi alla sua famiglia d'origine o per raggiungere un nuovo compagno, tutto sarebbe molto più difficile.

Comunque non mi sembra giusto che mio marito possa limitare la mia libertà, visto che comunque lui non potrebbe mai neppure pensare di vivere con nostro figlio: la sua nuova compagna non lo accetterebbe mai.

Questo è effettivamente un aspetto importante che i giudici dovrebbero tenere in adeguata considerazione. Lei non ha diritto di spostare senza autorizzazione la residenza di suo figlio, ma nessuno può impedirle di vivere dove meglio crede. Il contrasto fra il suo diritto di decidere liberamente dove vivere e il diritto del padre a partecipare alla decisione sul luogo di residenza del figlio deve essere risolto in questo modo: di fronte alla sua decisione di trasferirsi – che nessun giudice può impedirle di attuare – il tribunale può vietare il trasferimento del figlio minore. Ma ciò è possibile solo se il bambino può andare a vivere con il padre. Dunque, se il padre neppure si offre di tenere con sé il figlio, difficilmente può impedire alla madre di realizzare i suoi progetti di vita, soprattutto se si tratta di progetti ragionevoli.