I patti prematrimoniali

Io e la mia fidanzata ci stiamo per sposare. Lei è americana. Ho saputo che negli Stati Uniti si possono fare accordi in cui si prevedono le condizioni di un eventuale divorzio. È vero?

Si, sono i patti prematrimoniali. Nel lessico comune americano si chiamano “prenup”, da “prenuptial agreement”. 

Mi sembra un’eccellente idea: ci si mette d’accordo prima e così si evita, in caso di divorzio, di spendere una fortuna in avvocati.

Tenga però conto che, nel sistema americano, anche la stipulazione di un accordo prematrimoniale richiede l’assistenza di avvocati, a cui si affiancano generalmente consulenti contabili e altri esperti. I “prenup” sono un fenomeno molto noto perché ad essi ricorrono spesso gli attori e le persone ricche e famose. La gente comune invece non ricorre quasi mai a questo strumento perché è troppo complicato e costoso.

E in Italia si possono fare patti prematrimoniali?

No. La legge italiana afferma espressamente che gli sposi non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge come effetto del matrimonio. Applicando questo principio, la nostra giurisprudenza da anni afferma costantemente che sono nulli gli accordi con cui i coniugi disciplinano le condizioni di un eventuale futuro divorzio. L’affermazione riguarda sia i patti stipulati prima del matrimonio, sia quelli stipulati durante la convivenza e persino gli accordi che vengono raggiunti al momento della separazione per definire il contenuto del divorzio che sarà generalmente pronunciato tre anni dopo.

Che cosa giustifica un atteggiamento tanto restrittivo?

È in primo luogo una questione culturale. Si pensa che il matrimonio verrebbe in un certo senso macchiato da un accordo economico ed, in particolare, da un accordo relativo all’ipotesi di un divorzio. Per questa ragione, le regole che disciplinano la famiglia sono considerate, nella nostra tradizione giuridica, “indisponibili”: gli effetti del matrimonio non sono modificabili dagli sposi a loro piacimento. Si ritiene poi che, se si riconoscesse la validità dei patti prematrimoniali, la parte più debole potrebbe essere costretta ad accettare un accordo iniquo in un momento molto delicato come quello che precede il matrimonio. Certo, qualche ripensamento appare oggi necessario, anche perché il nostro legislatore non brilla per coerenza. Da un lato, infatti, considera nullo qualsiasi accordo volto a determinare gli effetti di un futuro divorzio; d’altro lato ammette che i coniugi, al momento del matrimonio e senza particolari formalità, scelgano il regime di separazione dei beni così cancellando, con un tratto di penna, la comunione dei beni, cioè il più importante gruppo di norme previsto dal legislatore a tutela del coniuge più debole. Capita quindi che un coniuge accetti la separazione dei beni senza rendersi conto del reale significato di questa scelta. 

La mia fidanzata si è sorpresa quando le ho proposto di sposarci in separazione dei beni. Mi ha detto che in America non si usa.

Negli Stati Uniti la separazione dei beni è considerata come un patto prematrimoniale. È quindi valida solo se vengono rispettati una serie di requisiti formali finalizzati a garantire che entrambe le parti siano ben consapevoli degli effetti della loro firma e, soprattutto, delle potenzialità economiche dell’altra parte. Ciascuno dei coniugi deve quindi dichiarare all’altro, prima dell’accordo, come è composto il suo patrimonio e quali sono i suoi redditi. Se l’accordo prematrimoniale non è preceduto da questa dichiarazione, è inefficace. Anche in Italia è giunta l’ora di iniziare una riflessione su questi temi.

Quindi per ora in Italia, a parte la separazione dei beni, non si possono fare altri accordi fra gli sposi al momento del matrimonio?

Qualche apertura comincia a vedersi anche nella giurisprudenza italiana. Alcune sentenze hanno infatti affermato che i patti prematrimoniali stranieri svolgono una importante funzione di riduzione delle controversie successive al divorzio e anche nella sentenza delle Sezioni Unite del 2018 relativa all'assegno divorzile si legge un importante passaggio a sostegno della tesi per cui l'assegno ha una natura "disponibile". Sulla base di queste aperture alcuni patti prematrimoniali vengono stipulati anche in Italia. Certamente lasciano quanto meno una traccia di ciò che i coniugi ritengono equo.